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La tazzina
La raffinata tazzina Gambrinus, disegnata in esclusiva per lo
storico Caffè da "Richard Ginori"
La tazzina o la tazza da the, possono essere acquistate direttamente
ed unicamente presso il Gran Caffè, complete di piattino ed elegante
confezione regalo. |
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Centocinquant'anni di storia a sfilare tra quei tavolini di una capitale.
Re, Regine, intellettuali, personaggi celebri o anonimi cittadini a sostare in
un foyer unico al mondo, in una galleria d'arte da vivere sul filo di una
musicalità di vita. Dalle orchestrine viennesi alle indimenticabili canzoni
napoletane, alla città moderna, a una qualità di servizi e prodotti sempre al
top. Questo è il caffè di Napoli, questo è il caffè Gambrinus.
Una tradizione antichissima fa del Caffè uno dei centri vitali e culturali della
città. Dislocato proprio nella culla della capitale, dinnanzi ai suoi tavolini
si succederanno i più importanti avvenimenti della storia di Napoli, di tutta la
nazione.
Il vecchio Gran Caffè nel 1890 si trasforma in vera e propria Galleria d'Arte
diventando il Gambrinus.A ristrutturare preziosamente quegli ambienti
interverranno i migliori artisti dell' epoca. Pittori, scultori e decoratori
daranno vita ad un laboratorio d' Arte che susciterà l'ammirazione di tutta la
città e di tanti i turisti che lo affollano.
De Sanctis, Scoppetta, Caprili, Migliaro, Fabron, Capone, Volpe, Tafuri sono
soltanto alcuni dei nomi che hanno lasciato una traccia in quel Caffè, da sempre
frequentato da "Galantuomini", intellettuali e tanti giornalisti e poeti che da
quelle sale hanno tratto ispirazione per la creazione di molte delle celebri
melodie di quel fenomeno che è la canzone classica napoletana.
Tra quei tavolini, accanto ad anonimi cittadini, si sono seduti quotidianamente
celebri personaggi come D'Annunzio, Scarfoglio, Di Giacomo.
Un rito mai interrotto e anche nei giorni nostri i personaggi più noti, compresi
i Presidenti della Repubblica, non mancano di far visita a una Galleria-Caffè
unica al mondo che sa fondere immagini d'arte con il piacere di una
conversazione, con il gusto di assaporare sofisticati e ricercati prodotti.
Tra quei tavolini non si è mai spezzato quel filo di piacere che continua ad
essere il poter godere un attimo di relax.
Tra un sorbetto, una raffinata pasticceria, un originale cocktail o il classico,
irrinunciabile, caffè.
Irrinunciabile come quel pezzo di storia, arte, cultura, vita che è il Gambrinus.
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Oscar
Wilde al Caffé Gambrinus
E' il mese di Gennaio del 1898, Oscar Wilde (1854 - 1900)
è a Napoli.
Sono passati ormai otto mesi da quando è uscito dal carcere di Reading
ed ora è tornato all'ombra del vesuvio.
E' il primo pomeriggio , Wilde è seduto al tavolino in fondo alla
saletta più nascosta e più lontana dall'uscita, in un angolo molto
appartato per non essere oggetto d'attenzione dei turisti che volevano
ammirare il celebre letterario irlandese ormai caduto in disgrazia.
Qualcosa ad un tratto turba la sua meditazione: è una luce glauca ,
intensa, abbagliante, indefinita il poeta è per un attimo scosso da un
brivido di paura , si volta, sta per urlare, come per chiedere aiuto poi
ci ripensa, d'istinto si rigira e comincia freddamente a fissare quella
luce, che , nel frattempo stà cominciando a prendere sempre più le forme
di una giovane ed avvenente ragazza: la fronte bassa, dei grandi occhi
neri, la bocca voluttuosa, la vivida candidezza della carnagione e lo
stupendo accordo della grazia e della salute in un corpo ammirabile di
forme, vista meglio, più che una ragazza, sembra la bellissima figlia
immortale di una divinità greca,la sua immagine appare forte e decisa
come quella di Atena, sovrana della guerra e delle arti, ma con tutta la
femminilità di Era, regina degli Dei Olimpici.
La bellezza dell'amore sembra tratteggiata in ogni attimo del suo corpo
, impossibile non incantarsi davanti ad una simile visione.
"Non lo vedi che piango!" , esordisce Wilde rivolgendosi alla
meravigliosa creatura con un misto di stupore ed autocommiserazione
"Perché stai soffrendo?",risponde (con una soave domanda) la giovane
"ma no!" piangere è come ridere, ma chissà perché gli uomini danno un
senso negativo"
"appuro che mantieni immutata la tua voglia di sentenziare verità"
"è possibile, ma adesso io non parlo + con te se prima non dici chi sei"
"chi sono io? E non lo vedi?"
"mi sembri un fantasma"
"..se così ti sentirai + sicuro, allora posso confidarti che sono un'
anima"
" non sarò sicuro proprio di niente fino a quando non mi avrai detto il
tuo nome"
"Oscar, mi deludi! ma come? Tu che ti accontenti di un nome e poi non
sai che esiste l' indistinto?"
"certo che esiste! È il CAOS che generò GAIA, quindi me, lo sventurato
URANO e, forse, anche tutte le bruttezze della XIX secolo, ma tu"
"io cosa?"
"tu altro che CAOS! Tu, per tutti i TITANI, hai forma e bella anche"
"certo che ho scelto un corpo invitante! Mica sono scema!"
"allora mi puoi spiegare almeno il motivo della tua insolita visita"
"devo vendicarmi di quel mio povero collega che tu umiliasti in un
racconto"
"mica alluderai a sir SIMON DI CANTERVILLE?"
"proprio a lui quel poveretto!"
"ma era solo un racconto!"
"e con ciò? Tu hai comunque smitizzato l'immagine seria, mostruosa e
rispettabile degli spettri anglosassoni"
" solo perché ne ho mostrato il loro lato umano?"
"tu sei andato oltre ti ricordi che cosa avesti il coraggio di scrivere?
Ti ricordi del verace e originale FANTASMA DE OTIS?"
"si il finto fantasma, il fantoccio che spaventò CARTIVILLE a tal punto
da costringerlo a nascondersi per una notte intera nella sua stanza"
"e ti sembra normale?
Un fantasma messo in fuga da un giocattolo costruito da due gemelli
americani?"
" ma poi, nel racconto, la sua anima è stata riscattata dalla sorella
buona dei due terribili gemelli a stelle e strisce", spiega WILDE,quasi
a giustificarsi
"peggio! Uno spirito,per di + aristocratico, salvato dalla figlia di un
ministro degli STATI UNITI, e per giunta, DEMOCRATICO?"
"allora? Sei venuta qui a punirmi per questa colpa?"incalza il poeta
"no! È ovvio che stavo scherzando ti pare che io , nella mia situazione,
possa perdermi in queste cosette?"
"ordunque perché sei venuta?"
"semplice!...per chiederti se tu, caro OSCAR, in questo momento credi
ancora in qualcosa"
"ultimamente mi sono avvicinato al cattolicesimo"
"e ne sei proprio convinto?"
"no! ma devo pure iniziare a pensare ad un'uscita di scena degna di una
vita come la mia"
" non capisco"
"ma come! Non capisci? una conversione in punto di morte è un elemento
coreografico di sicuro effetto! non trovi?"
"trovo che non hai ancora risposto alla mia domanda"
"cioè"
"cioè Oscar, tu a cosa credi veramente?"
"io? Ma io ovviamente credo a me stesso!"
" ma, bravo il mio dandy! Per questo ieri notte sei andato su a
POSILLIPO con la chiara intenzione di gettarti tra le rocce del mare?"
"e tu come lo sai?"
" evidentemente ti ho visto!"
" ma non l'ho fatto, però!"
" anche questo ho visto"
ora Wilde ha come uno scatto, si alza e quasi come se quella sala remota
del GAMBRINUS fosse il palcoscenico del vicino TEATRO SAN CARLO, alza
occhi e voce, quindi esclama: "comunque ho evitato di suicidarmi anche
per una chiara motivazione estetica!"
"davvero?", chiede la ragazza
" davvero!", è la scena replica
" e non puoi spiegarti meglio?"
" ma scusa voi fantasmi non vedete tutto?", è la sua risposta (con
intrinseca domanda)
"Ti ho già detto che non sono un fantasma! E comunque non sempre riesco
a sapere tutto! Del resto, non vedi quanti quesiti sono costretta a
porti?"
"no! no! no! questo è un altro scherzo! Come fai a non sapere? Tu devi
per forza conoscere le mosse dei mortali! In caso contrario, cosa
esisteresti affare?"
" mio caro, allora sappi che posso muovermi, come voglio, nello spazio e
anche nel tempo, ma che un limite ce l'ho anchio"
" quale quale limite dimmelo! Te ne prego"
"purtroppo io riesco a vedere solo quello che posso immaginare è questa
la maledizione, eterna e fortunata ,che mi porto dentro"
"fortuna? Io, piuttosto, direi una sventura!"
" dipende se solo avessi letto ALBERT EINSTEIN allora capiresti!"
"e chi è costui? Un marchese un letterato un'esteta"
" no è un rampante 18enne tedesco! Per ora studia! ma presto scriverà"
WILDE ancora in piedi, comincia a girare per la stanza nervosamente,
pensando a tutto quanto ha udito La scena è notata dai camerieri che
sono nella sala accanto, questi, però, non potendo vedere il fantasma,
interpretano quell'agitarsi come la stanca, ansiosa e triste riflessione
di un uomo socialmente distrutto.
Come sempre indifferente agli sguardi esterni, il poeta si siede e
ricomincia amabilmente a conversare con la sua nuova amica
"ma..mi è fatalmente chiaro!", esclama d'improvviso
"Ti è chiaro cosa?"
" ovvio che io ti piaccio!
La giovane divinità non risponde all'affermazione di WILDE, ma al poeta
sembra evidente che questo silenzio equivale ad un si convinto
"allora ti piaccio!", ribadisce
"e con ciò?"
"ti piaccio!! Ammettilo!"
" non fisicamente però" sogghigna tra i denti la ragazza.
il poeta, adesso, vorrebbe tacere, ma quasi subito le sue parole
tradiscono il suo pensiero: "ma chi l'avrebbe mai detto ho degli
ammiratori anche nell'al di là!" , dice senza enfasi
" ma perché? ti ho spiegato che esiste un paradiso?", è la secca replica
" allora tu , bellissima creatura, da dove ti stai irradiando?"
" io non mi irradio! Io sono!"
" se per questo, sono anch'io!"
conclude ammiccando Mr. Wilde |
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