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come la bandiera italiana
Dai
vicoli di Napoli presto la pizza conquistò la Corte Reale. Secondo alcuni
aneddoti, nonostante le notizie che abbiamo sono veramente contrarie, Ferdinando
IV, Re di Napoli, spesso frequentava le pizzerie della città, anche se questo
significava trasgredire all'etichetta di corte. Sua moglie, la Regina Maria
Carolina d'Asburgo Lorena, molto golosa di pizze, fece costruire un forno
speciale nel Palazzo Reale di Capodimonte, per cucinare e servire pizze agli
ospiti. Verso il 1830, un altro re di Napoli, Ferdinando II, invitò a corte per
una festa il pizzaiolo Domenico Testa, proprietario di un negozio, incaricandolo
di preparare le sue famose pizze. Col successo Testa ottenne il titolo molto
ambito di "monzù", cioè "monsieur", che era attribuito solo alle persone
rispettabili. Secondo le cronache del tempo, possiamo sorprendere
Alessandro
Dumas mentre cita la pizza nelle pagine che scrisse nel 1835 mentre viaggiava:
"La pizza ha una forma circolare ed è ottenuta lavorando la stessa pasta del
pane".
E ancora: "La pizza può essere condita con olio, grasso di maiale, formaggio,
pomodoro, piccoli pesci". Verso la metà del 19° secolo nell'opera di De Bourcard
"Usi e costumi di Napoli", la pizza appariva come una delle specialità
napoletane più popolari, elaborata in differenti varietà: con aglio e olio, con
formaggio grattugiato e basilico, con pesce e, per lo meno, con mozzarella.
E' da ricordare, tuttavia, il famosissimo episodio della nascita della pizza
Margherita, anche se già esisteva, chiamata in modi diversi, precedentemente.
Nel 1889, Umberto I, Re d'Italia, e la Regina Margherita di Savoia, in vacanza a
Napoli, invitarono a palazzo il più popolare dei pizzaioli, chiamato Raffaele
Esposito, per gustare le sue specialità.
Il cuoco preparò tre tipi di pizza: una con grasso di maiale, formaggio e
basilico, una con aglio, olio e pomodori e un'altra con mozzarella, basilico e
pomodori, onde onorare la bandiera italiana. Alla regina piacque così tanto
quest'ultimo tipo di pizza che inviò al pizzaiolo una lettera per ringraziarlo:
"Vi assicuro che le tre pizze che avete preparato erano davvero squisite".
Raffaele Esposito dedicò la sua specialità alla regina e così questo è il modo
in cui nacque la pizza Margherita.
Come
preparare la pasta
Ingredienti per 4 persone:
400g di farina bianca
20g di lievito
un cucchiaio di sale
un bicchiere di acqua calda
Sciogliere il lievito in mezzo bicchiere d'acqua calda.
Lasciarlo stabilizzare per 10 minuti a temperatura ambiente, finché non fa la
schiuma. Unire la farina con gli altri ingredienti in una ciotola o sul tavolo.
Creare una cavità al centro e versare mezzo bicchiere d'acqua calda salata.
Cominciare a far penetrare lentamente gli ingredienti nella pasta, finché la
farina non assorbe tutta l'acqua. Aggiungere a poco a poco il lievito sciolto e
cominciare a lavorare delicatamente il composto.
Sulla tavola cosparsa di farina lavorare la pasta per 10 minuti, finché non
forma un panetto, che deve risultare omogeneo e consistente. Mettere il panetto
in una ciotola infarinata, coprire con un foglio trasparente o con uno
strofinaccio pulito e lasciare lievitare il tutto in un luogo caldo per un'ora.
La pasta sarà pronta quando il volume sarà raddoppiato. Capovolgerla sulla
tavola infarinata ed appiattirla subito, per interrompere la lievitazione. La
pasta è pronta quando il foro formato dalla spinta di un dito scompare
immediatamente. Puoi dare alla pasta la forma che vuoi spianandola con il
matterello o con le mani, partendo dall'interno verso il bordo e poi ruotando
l'impasto di quando in quando.
Per ottenere una pizza sottile e croccante, livellare la pasta finché non
raggiunge lo spessore di 3 mm; per una pizza più tenera, invece, lo spessore
dovrebbe essere alto 1 cm. Gradualmente formare un bordo lungo il margine della
pasta, per evitare che gli ingredienti aggiunti per condirla possano spargersi
durante la cottura.
Mettere la pizza su una spatola di fornaio o in una teglia, coprirla con uno
strofinaccio pulito e lasciarla "crescere" per circa 20 minuti, finché il suo
volume non sarà raddoppiato. La pasta è ora pronta per essere condita e messa
nel forno.
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