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La riscoperta
Sin dall'alba di quel giorno del 79 apparve sul
Vesuvio una grande nuvola a forma di pino. Alle dieci del mattino i
gas che premevano dall'interno fecero esplodere la lava solidificata
che ostruiva il cratere del vulcano, riducendola in innumerevoli
frammenti, i lapilli, i quali furono scagliati su Pompei, insieme
con una pioggia di cenere così fitta da oscurare il sole. Fra
terribili scosse telluriche ed esalazioni di gas venefici, la città
cessò d'esistere quello stesso giorno, rimanendo per secoli sepolta
sotto una coltre d'oltre sei metri di cenere e lapilli.
Della città quasi si perse la memoria, al punto che, quando alla
fine del XVI secolo l'architetto Domenico Fontana, nel costruire un
canale di derivazione del Sarno, scoprì alcune epigrafi e persino
edifici con le pareti affrescate, non vi riconobbe i resti
dell'antica Pompei.
I primi veri scavi nell'area di Pompei ebbero inizio nel 1748 per
volontà del re Carlo di Borbone, anche se furono piuttosto
irregolari e non seguirono alcun metodo scientifico. Spesso gli
edifici man mano portati alla luce venivano spogliati di oggetti ed
opere d'arte e quindi nuovamente ricoperti. Nella prima metà
dell'Ottocento i lavori procedettero molto più speditamente, e
portarono all'esplorazione di molti edifici privati e di quasi tutto
il Foro. Dal 1860, con l'avvento del Regno d'Italia, i lavori
affidati alla direzione di Giuseppe Fiorelli furono condotti con
sistematicità e rigoroso metodo scientifico. Il Fiorelli intuì fra
l'altro la possibilità di ottenere calchi dalle vittime
dell'eruzione colando del gesso liquido nel vuoto lasciato dai
corpi, ormai dissolti, nella cenere solidificata: questi calchi,
nell'Antiquarium di Pompei, costituiscono una delle più tragiche
testimonianze della catastrofe.
Oggi Pompei ci appare in quasi tutta la sua estensione e ci riporta
al giorno in cui il destino fermò il corso della sua storia. Le
scritte elettorali sui muri, le suppellettili domestiche, le
botteghe, tutto sembra ancora vivo: la tragedia di Pompei non ha
distrutto la città, vi ha solo fermato il tempo per restituircela
con l'aspetto che essa aveva in quel preciso giorno del 79. |
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Pompei
ha origini antiche quanto quelle di Roma, infatti la gens Pompeia
discendeva da uno dei primi popoli italici, gli Oschi. Solo dopo la metà del VII
secolo a.C., un primitivo insediamento si dovette stabilire sul luogo della
futura Pompei: forse non un abitato vero e proprio, ma più probabilmente un
piccolo agglomerato intorno al nodo commerciale che vedeva l'incrocio di tre
importanti strade, ricalcate in piena epoca storica dalle vie provenienti da
Cuma, da Nola e da Stabia.
In quanto luogo di passaggio obbligatorio tra nord e sud, presto Pompei divenne
una preda per i potenti stati confinanti, data la sua importanza come nodo
viario e portuale. Venne conquistata una prima volta dalla colonia greca di Cuma
tra il 525 e il 474 a.C. Strabone riporta che Pompei fu conquistata dagli
Etruschi, notizia che alla luce dei recenti scavi diventa sempre più
attendibile. Nell'area del tempio d'Apollo e presso le Terme Stabiane sono state
rinvenuti numerosi frammenti di bucchero, alcuni addirittura con iscrizioni
etrusche graffite; sempre nella zona delle Terme, inoltre, è venuta alla luce
una necropoli del VI secolo a.C.
Le prime tracce di un abitato d'una certa importanza risalgono, a Pompei, al VI
secolo a.C., anche se in questo periodo la città, ancora piuttosto piccola, non
rivela l'esigenza di servirsi d'un piano regolatore e sembra il risultato di un
aggregarsi d'edifici piuttosto disordinato e spontaneo.
La battaglia persa dagli Etruschi nelle acque di fronte a Cuma contro Cumani e
Siracusani (metà del V secolo a.C.), portò Pompei sotto l'egemonia greca.
Probabilmente a questo periodo risale la fortificazione dell'intero altopiano
con mura di tufo che racchiudevano oltre sessanta ettari, anche se la città vera
e propria non raggiungeva nemmeno i dieci ettari d'estensione.
Nel IV secolo Pompei si trovò coinvolta nelle Guerre sannitiche (al termine
delle quali Roma rimase signora incontrastata di tutta la Campania) e si vide
costretta ad accettare la condizione di socia dell'Urbe, conservando comunque
autonomia linguistica ed istituzionale. È al IV secolo che risale il primo
regolare impianto urbanistico della città la quale, intorno al 300 a.C.,
ricevette la nuova fortificazione in calcare del Sarno.
Durante la seconda guerra punica Pompei rimase fedele a Roma, al contrario di
molte altre città campane, e poté così conservare la sua parziale indipendenza.
Nel II secolo a.C. la coltivazione intensiva della terra e la conseguente
massiccia esportazione di vino ed olio portarono nella città grande agiatezza ed
un alto tenore di vita: basterebbe ricordare la ricchezza di alcune case ed il
loro lussuoso arredamento. La Casa del Fauno, ad esempio, può rivaleggiare in
ampiezza (quasi 3000 m²) persino con le più famose dimore reali ellenistiche.
Allo scoppio della guerra sociale (91 a.C.) Pompei fu alleata contro Roma,
insieme ad altre città della Campania, nel tentativo d'ottenere la piena
cittadinanza romana. Ma era impossibile resistere alla superiore forza militare
di Roma: nell'89 a.C. Silla, dopo aver fatto capitolare Stabia, partì alla volta
di Pompei, che tentò una strenua difesa rinforzando le mura cittadine ed
avvalendosi dell'aiuto dei Celti capitanati da L. Clutentius. Ogni tentativo di
resistenza risultò vano e ben presto la città cadde. Nell'80 a.C. entrava
completamente e definitivamente nell'orbita di Roma e Silla vi trasferì una
colonia di veterani che prese il nome di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum.
L'assegnazione di terre ai veterani avvenne certo a danno della gentes che
avevano più aspramente avversato Silla. Ciononostante, le vicende politiche e
militari non influirono in maniera determinante sul benessere e
sull'intraprendenza commerciale dei Pompeiani (volta soprattutto
all'esportazione dei vini campani) che interessava zone anche molto remote. Per
la salubrità del clima e l'amenità del paesaggio, la città ed i suoi dintorni
costituirono anche un piacevole luogo di villeggiatura per alcuni ricchi Romani,
compreso Cicerone che vi possedeva un fondo.
Le fonti sono piuttosto avare di notizie riguardo alla vita di Pompei nella
prima età imperiale. Solo Tacito ricorda come un fatto clamoroso la rissa
avvenuta tra Nucerini e Pompeiani nel 59 d.C. nell'anfiteatro di Pompei, che
spinse Nerone a proibirvi, per dieci anni, ogni spettacolo gladiatorio.
Nel 62 la città fu scossa da un terremoto: al momento dell'eruzione del 79 molti
edifici erano ancora in ricostruzione.
Nel 1997, l'UNESCO ha dichiarato Pompei Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Il
Comitato ha deciso di iscrivere tale area sulla base dei criteri culturali
considerando che gli straordinari reperti delle città di Pompei, Ercolano e
delle città limitrofe, sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79, costituiscono
una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana in un
momento preciso del passato, e non trovano il loro equivalente in nessuna parte
del mondo.
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Terme
del Foro
Sono le uniche ad essere state rimesse in funzione dopo il terremoto del
62 d.C. Sono fornite di un impianto di riscaldamento (præfurnium) e due
sezioni, maschile e femminile. La distribuzione dell’aria calda avveniva
attraverso un’intercapedine nella parete e un duplice pavimento su
pilastrini (suspensuræ)La sezione maschile era munita di spogliatoio (apodytherium).
Da qui si passava all’ambiente per il bagno freddo (frigidarium),
poi ad un ambiente tiepido (tepidarium),
ed infine all’ambiente caldo (calidarium).
Il tepidario presenta delle nicchie sorrette da Telamoni ed un braciere
in bronzo, dono di M. Nigidio Vaccula. Il calidario è munito di una
vasca per il bagno caldo e di un bacino in marmo per le abluzioni di
acqua fresca; un’iscrizione a lettere di bronzo riferisce che fu fatto
collocare a pubbliche spese dai duoviri e costò 5250 sesterzi. |
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